BANCHE: COME COMPORTARSI

Recentemente mi è successo un fatto curioso, e voglio assolutamente raccontartelo. Ti avverto: se hai un mutuo in banca, un prestito garantito (o pensi di chiederne uno) o un finanziamento per un’automobile, non leggere quanto segue, perché parliamo proprio dei rischi legati a questo tipo di operazioni. Davvero, potresti smettere di dormire la notte.

Tieni conto, solo per farti capire quanto la cosa mi abbia colpito, che questa vicenda mi è capitata un pomeriggio mentre ero ospite da amici fuori Roma, e si è protratta fino a notte inoltrata. Avrei voluto svegliare tutti per raccontarla, credimi, ma per ovvi motivi non potevo. Tuttavia mi sono ripromesso di scriverti una bella e-mail il prima possibile, perché questa la devi veramente sentire.

Una coppia di amici invita me e la mia compagna per un week-end da loro. Abitano a pochi chilometri da Roma, e a me sulle prime era sembrata un’ottima occasione per staccare un po’ la spina dalla routine lavorativa. Fra l’altro nostra figlia era fuori con la scuola, e io odio percepire il silenzio della casa priva delle sue urla mentre gioca.

Partiamo venerdì sera subito dopo cena, per raggiungere i nostri amici nel giro di un’ora e sfruttare al meglio l’intera giornata di sabato. La località è balneare, e le calde temperature estive fanno sembrare questo weekend al mare una vera manna dal cielo.

La serata scivola via piacevolmente sulla terrazza, tra un bicchiere di vino e una chiacchierata. Decidiamo che la mattina dopo saremmo andati in spiaggia dotati di un bel pranzo al sacco (come quando eravamo giovani!), mentre nel pomeriggio avremmo comprato del pesce per una bella spaghettata per cena.

Il giorno successivo seguiamo il programma come alunni diligenti, anche se non ti nascondo che portare il laptop in spiaggia non è stata la migliore delle idee (ho ben pensato di portarmi avanti col lavoro, si, proprio nel week-end in cui avrei dovuto staccarmi dal lavoro). Per fortuna ci ha pensato il sole a surriscaldare l’apparecchio e costringermi, finalmente, a mettere da parte i miei doveri per qualche ora.

Rincasiamo nel primo pomeriggio. Mi piace il mare ma non sono mai stato un amante del sole per più di qualche ora. Dopo un po’ comincio a ricercare l’ombra come gli animali in quei documentari tropicali.

Dopo una rapida doccia decidiamo di dividerci i compiti: i nostri amici e la mia compagna sarebbero andati a fare la spesa, mentre io mi sarei occupato del vino. Avevo adocchiato una bellissima enoteca in stile coloniale lungo il corso principale, e ne avrei approfittato per fare una passeggiata a piedi.

Mentre mi incammino lungo la strada penso che non sia vero che i ritagli di tempo per fare quello che ci piace non sono mai abbastanza. Ci sono, semplicemente evitiamo di prendercene quanto dovremmo.

Preso dalle mie riflessioni filosofiche non mi accorgo di aver sorpassato l’enoteca di qualche decina di metri, pertanto mi volto e torno subito indietro (cosa che odio quando succede, mi fa sentire stupido).

Alle mie spalle, sento una voce che sembra rivolgersi a me, anche perché non c’è nessun altro in quel momento su quel tratto di strada.

“Non lo sai che nella vita non si può mai tornare indietro?”

Il tono è sarcastico ma bonario, peraltro l’osservazione è piuttosto brillante. Mi giro: sull’asse della mia visuale non trovo nessuno, dunque abbasso lo sguardo. C’è un mendicante seduto sul gradino di una banca chiusa.

Strano, non l’avevo notato.

Rifletto che non è un caso che molto spesso persone come questo signore vengano definiti “invisibili”. Effettivamente tendiamo a non fare caso alla loro presenza. Come se fossero parte integrante del panorama urbano, come un semaforo o un segnale stradale.

“Ha ragione, per stavolta però farò un’eccezione!”

Rispondo sorridendo, decido di stare al gioco della battuta.

“Dammi del tu però, non trattarmi come un barbone!”

La sua battuta mi spiazza, sai quanto tendi a sentirti a disagio di fronte all’autoironia? Tuttavia cerco di tenere il passo e dissimulare l’imbarazzo.

“Ma come, non preferisci clochard? Suona meglio no?”

“Naaa, clochard è un modo furbo con cui quelli come te amano chiamare quelli come me, ci fa sembrare una specie di filosofi della strada, liberi e anticonformisti e, soprattutto, meno bisognosi.”

Non so davvero cosa rispondere, la sua risposta mi destabilizza. Non sono nemmeno certo che abbia torto, quindi non tento di controbattere. Le uniche parole che escono dalla mia bocca sono del tutto spontanee:

“E a te cosa è successo?”

“Se hai qualche minuto te lo spiego.”

Quello che succede dopo è semplice: il “barbone”, che scopro chiamarsi Fabio, mi racconta la sua vita e come è finito seduto su quel marciapiede.

La sua storia è così lunga e intensa che mi fa dimenticare tutti gli altri impegni. Il vino, gli amici, la cena. Non guardo nemmeno l’orologio.

Cercherò di farti un riassunto, altrimenti dovresti prenderti l’intera giornata per leggere, tenendo conto che mi sono seduto vicino a Fabio intorno alle 16, e mi sono alzato intorno alle 21 (ma solo perché la mia compagna e i miei amici cominciavano a temere che mi avessero rapito, evidentemente non credendo alle mie rassicurazioni telefoniche).

Fabio ha 48 anni, ed è la classica persona che nella vita ha fatto di tutto: cameriere, meccanico, idraulico, muratore etc

A 35 anni, con una moglie e due figli, decide di reinventarsi e comincia a studiare informatica per corrispondenza. Evidentemente talentuoso, nel giro di due anni diventa un sistemista web provetto.
Mi fa effetto pensare a un cameriere, muratore e sistemista web che mi racconta la sua storia dal ciglio di una strada, in un’ulteriore veste diametralmente opposta alle precedenti: quella di mendicante.

Cerco di non farci caso e soprattutto di non mostrare eccessiva sorpresa, non vorrei che si offendesse.

In buona sostanza, nel corso della sua “ennesima vita” da sistemista, ottiene un buon impiego presso una multinazionale del settore, che lo porta nel giro di un triennio ad assumere un ruolo dirigenziale nell’organico della ditta.

Le entrate chiaramente aumentano, e con esse i movimenti finanziari della famiglia. Fabio è sempre stato un tipo brillante, naturalmente dinamico, e ha sempre usato gli strumenti economici messi a disposizione dal sistema.

In altre parole, facendo leva sulle sue entrate prende prestiti, accende mutui per la casa (successivamente anche per quelle dei figli) e investe in piccole rendite a basso profilo.

A questo punto il racconto diventa piuttosto nebuloso. Probabilmente anche a causa di una certa emozione Fabio non riesce a chiarirmi con esattezza cosa succede in uno specifico momento della sua vita, ma la sintesi è piuttosto chiara: c’è stato un momento in cui l’esposizione bancaria della sua famiglia ha superato le soglie di affidamento, e ad aggravare la posizione di Fabio insistono anche due prestiti personali pendenti. In altre parole: le uscite superano le entrate.

La situazione si fa più seria nel momento in cui le banche cominciano a “subodorare il problema”, e in rapida successione chiedono il rientro dei fidi. Tutte.

A quel punto Fabio cerca di appellarsi alle sue forze e alle sue capacità progettuali, stabilendo un piano di rientro che passava, tuttavia, inevitabilmente per la richiesta di un nuovo prestito presso uno dei tanti istituti di credito al consumo.

Prestito, che viene negato.

Il resto, purtroppo, è storia nota per molte persone come Fabio: beni che vengono pignorati, proprietà confiscate, e quella lettera scarlatta indelebile di cattivo pagatore che preclude ogni genere di risalita.

In men che non si dica Fabio è a terra. Riesce a salvaguardare la sua famiglia mandandola a vivere dalla sorella della moglie, in Germania, ma lui finisce sul marciapiede.

I suoi non ne sanno nulla. Incredibilmente Fabio riesce a convincerli che sta mettendo tutto a posto, e che a breve potranno tornare a stare tutti insieme in Italia.

Probabilmente non accadrà mai.

Ascolto la storia di Fabio quasi senza interromperlo. Lui è molto bravo a spiegare, arricchisce gli eventi con dettagli che mi permettono di immedesimarmi nella sua situazione in maniera netta. Mi offro di aiutarlo, di sentire qualcuno che possa dargli una mano, ma lui rifiuta categoricamente.

E quando dico “categoricamente” intendo dire che ho passato un’ora e mezza del nostro pomeriggio a capire come potessi aiutarlo, con lui che in tutti i modi mi invitava a non farlo.

Fabio è consapevole della sua situazione e dei suoi errori, ma è sereno. La sua famiglia è al sicuro e, con un po’ di fortuna, è convinto che un giorno potranno ri-incontrarsi.

Mi saluta con un abbraccio, invitandomi a non fare mai i suoi errori. Io mi limito a ringraziarlo, senza dirgli nulla della mia vita, voglio che quel consiglio mi arrivi e soprattutto voglio fare sentire Fabio importante, almeno per un minuto.

Tornando a casa rifletto su quanto sarebbe stato facile per lui gestire le cose diversamente se avesse avuto gli strumenti giusti, una persona che sapesse consigliarlo, uno strumento di tutela.

Ma c’è un tarlo che mi tormenta la testa. Io quella soluzione ce l’ho, ce l’avrei avuta, ma ormai è tardi per Fabio e per quelli che hanno perso ogni cosa.

Sto parlando dello strumento migliore che una persona possa avere a disposizione per controllare CON ESATTEZZA la propria situazione finanziaria, sapere quali sono i parametri che le banche utilizzano per valutare la nostra solvibilità, conoscere quali sono i “punteggi” (si, abbiamo dei punteggi, tutti noi, te compreso) abbinati al nostro profilo di pagatori, punteggi che determinano anche i tassi di interesse che paghiamo sui prestiti.

Se Fabio avesse saputo tutto questo, probabilmente non si sarebbe esposto a livello finanziario in un momento in cui, inconsapevole, riteneva di essere solvibile al cento per cento. Magari avrebbe saputo che sulle sue spalle già gravavano segnalazioni, che avrebbero potuto avere un’evoluzione positiva o negativa in base alle sue mosse.

  • Ma soprattutto, Fabio avrebbe potuto sapere che tutte le nostre informazioni finanziarie sono gestite dalla Centrale Rischi della Banca d’Italia, e avrebbe potuto leggere la guida del Salvagente che spiega tutto a riguardo.

La guida “La Centrale Rischi della Banca d’Italia” espone I VERI MOTIVI per cui persone o aziende falliscono nonostante le più rosee previsioni, e perché alcune azioni della banca ai tuoi danni possono piovere dal cielo senza alcun preavviso.

Inoltre contiene le difese adatte a contrastare il Sistema, grazie a uno specchietto preciso di date e numeri da tenere a mente, cosa fare in caso di sconfino, insolvenza o altri parametri valutati dagli enti erogatori di prestiti e fidi.

Perché ci tengo così tanto?

Perché certi incontri ti cambiano la vita. E non è giusto che altri debbano avere paura di finire, un domani, come il povero Fabio.