DOMENICO, FIDANDOSI DELLA PROPRIA BANCA, HA PERSO TUTTO IN MENO DI DUE ORE

Oggi non leggerai la storia di un lettore o un abbonato del Salvagente, ma di una persona che  – probabilmente – non sa neanche cosa sia la nostra rivista. E questo potrebbe essere uno dei motivi per cui, nel suo specifico caso, le cose non sono andate come aveva previsto.

Ti parlerò infatti di Domenico, un avvocato toscano che – dopo aver perso gran parte dei suoi risparmi a causa di investimenti sbagliati – ha deciso di scrivere una lettera aperta su un giornale della sua città, per aprire gli occhi ai suoi concittadini sulle sirene (fuorvianti) dei facili guadagni (inesistenti).

La lettera di Domenico mi ha colpito molto, sia per come è scritta che soprattutto per il contenuto: quello che emerge dalle sue parole, infatti, è che l’inganno finanziario molto spesso non si cela soltanto dietro a figure ambigue che si muovono ai margini della legge.

A volte la truffa indossa il vestito buono e la faccia onesta del promoter finanziario INTERNO ALLA BANCA STESSA.

Capisci da te che una cosa del genere spariglia le carte. Ma come, proprio la struttura SOLIDA per eccellenza come la Banca (e anche su questo si potrebbe dibattere) diventa teatro di figure truffaldine che attentano al patrimonio dei risparmiatori?

In alcuni casi si. In quello di Domenico, per esempio.

Nella sua lettera si scoprono infatti dettagli molto importanti: Domenico è un signore di mezza età, di professione avvocato. Un uomo distinto, culturalmente preparato e benestante. Insomma, l’anti-prototipo della vittima di truffe, per capirci.

Un giorno si reca in banca, il suo scopo è unicamente svolgere delle banali operazioni da sportello. Mentre è in coda, però, viene avvicinato da un impiegato della filiale. È nuovo, Domenico non l’ha mai visto.

Si presenta, cogliendo l’occasione. Gli spiega che è un promoter finanziario, che è nuovo della filiale ma lavora in questa banca da molti anni, cambiando spesso sede in base alle esigenze aziendali.

Domenico lo lascia parlare, sa già dove andrà a parare: gli proporrà qualche investimento. Si sarà sicuramente informato prima. Saprà che Domenico è un buon correntista, solvente, solido, con buone disponibilità.

Ma sa anche cosa gli risponderà: grazie, ma non sono interessato. Domenico non è mai stato attratto dal mondo della finanza, non ha mai legato con quel concetto di economia. Evita persino le obbligazioni a basso reddito. Proprio non fa per lui.

A quel punto però, inspiegabilmente, Domenico segue il promoter nel suo ufficio. In questo punto la lettera non è chiarissima. È come se l’impiegato avesse usato delle parole precise che facessero leva sull’animo di Domenico, convincendolo che approfondire l’ipotesi di un investimento finanziario fosse la cosa giusta.

Non certo un’ipnosi o roba del genere, sia chiaro, ma una serie di argomentazioni difficili da fronteggiare.

A quel punto, per Domenico, inizia un’odissea senza fine. Viene convinto a iniziare piano, per tastare il terreno: piccole somme per investimenti dal ritorno rapido e tornaconto basso ma piuttosto certo. Poi sempre più alti, e sempre più rischiosi.

Il promoter, dopo i primi successi, conquista la fiducia di Domenico. Ormai le operazioni avvengono via telefono, Domenico deve solo dire “Si” o “No”. Per le carte da firmare, c’è sempre tempo.

Ed è giocando su questa fiducia che, in qualche modo, il promotore finanziario riesce a mettere le mani su una grossa somma di proprietà di Domenico. Nella lettera viene volutamente omesso il dettaglio di questa operazione, in quanto ad oggi soggetta a indagine giudiziaria: quel che è certo è che il promoter abbia manipolato delle firme e dei documenti facendo leva sulla fiducia del suo assistito, auto-garantendosi la gestione di una somma ben superiore rispetto a quella messa a disposizione da Domenico.

Subito dopo, il promoter sparisce. Lasciando il nostro Domenico, e la banca stessa, con un palmo di naso.

Perché ti ho raccontato questo?

  • Perché un cittadino europeo su 3, ogni anno, cade vittima di una truffa finanziaria online o offline.

  • Perché l’8% della popolazione italiana, ogni anno, si unisce a chi diffida del concetto stesso di investimento finanziario.

  • Perché nonostante ci si senta preparati, svegli e poco inclini ad essere vittime di raggiri, si può incorrere lo stesso in truffe di ogni genere.

Ecco perché abbiamo realizzato “Le truffe finanziarie”, la guida esclusiva del Salvagente il cui scopo è aprirti gli occhi sul mondo della finanza, e permetterti di capire come è facile cadere nei tranelli dei promotori finanziari anche semplicemente rispondendo ad una telefonata.

Si tratta di un’abilità da non sottovalutare: nella guida “Le truffe finanziarie” vengono rivelati infatti tutti i trucchi con cui i truffatori riescono a guadagnare la fiducia di ignari cittadini, anche dei più diffidenti.

Inoltre, all’interno della guida è presenta un’ampia panoramica sui comportamenti standard di un promotore finanziario (anche se dipendente della banca stessa, non importa), utili a sapere cosa NON FARE MAI se non si vuole rischiare di mettere nelle mani del promoter il potere di disporre del nostro denaro.

Come ha fatto Domenico, che alla fine ha perso tutto.